Teatro e Metoo: Casa delle Donne rompe il silenzio

 
“Vogliamo rompere il silenzio, tenere alta l’attenzione, sapendo che questo, per noi, è solo l’inizio del cambiamento”.
 
Con questo spirito, Casa delle Donne di Parma ha organizzato l’incontro con Federica Ombrato e Veronica Stecchetti, le due attrici vittime di violenze e molestie sessuali, durante un corso di formazione a Teatro Due nel 2019, da parte di un noto regista. Un nome conosciuto, ma che la sentenza del Tribunale del Lavoro di Parma ha oscurato per la privacy. 
 
Noi vogliamo che questa sentenza diventi il metoo italiano e che da qui si possa partire per portare alla luce il sessismo che ancora abita e s’incancrenisce nelle nostre vite e nei nostri luoghi di lavoro – la posizione di Casa delle Donne Parma -. Perché lo sappiamo bene che questo schifo non succede solo a teatro, ma anche nelle università, negli ospedali, nei tribunali, negli uffici pubblici e privati, dentro le istituzioni, nelle fabbriche“.
 
Una Casa delle Donne piena, segnale di vicinanza alle attrici e voglia di cambiamento, di far rumore, di smuovere le acque.
Nonostante la storicità della sentenza, in città, la notizia non ha avuto l’eco che ci si aspettava – afferma Elisabetta Salvini presidente di Casa delle Donne –. Piuttosto, un bisbigliare omertoso. La Casa delle donne non poteva tacere: questo silenzio andava rotto, bisognava chiamare a raccolta tutta la cittadinanza e le associazioni cittadine per discutere e far parlare dell’accaduto. Dopo la nostra chiamata pubblica alla presa di posizione e cambio di direzione, tantissime voci si sono unite alla nostra“. 

La sentenza del Tribunale del Lavoro di Parma ha condannato il regista, ma in solido anche il Teatro che avrebbe dovuto vigilare (puoi leggerla qui ) DA LEGGERE

Casa delle Donne, ha chiesto pubblicamente le dimissioni del CDA: “chiediamo che il più importante teatro di prosa della città si liberi dalla violenza, che il teatro che tutte frequentiamo e vogliamo continuare a frequentare si liberi dalla gestione gerarchica e patriarcale che da decenni lo regge, che la sua Direzione venga rimossa e sostituita“. Ad accodarsi Slc Cgil che chiede anche: “l’adozione immediata di protocolli interni vincolanti contro molestie, discriminazioni e abusi; formazione obbligatoria per tutto il personale, senza eccezione alcuna”. 

COSA É SUCCESSO DOPO?

Nel frattempo, Fondazione Teatro Due ha deciso di fare appello: “Il regista ha agito di nascosto, fuori dai luoghi del Teatro e la prima denuncia in Procura è stata quella della Fondazione – si legge nel comunicato stampa -. Il CdA conferma piena fiducia a lavoratrici, lavoratori e direzione“.  

La Fondazione esce allo scoperto e la direttrice Paola Donati rilascia un’intervista alla Gazzetta di Parma in cui dice: “Non mi dimetto, non cedo ai ricatti”. 

Il dialogo con la cittadinanza da parte della Fondazione si apre il 18 dicembre con un’assemblea pubblica alla quale il Teatro ha invitato tutta la cittadinanza. 
 
Durante l’assemblea, alcune associazioni e realtà culturali della città prendono posizione leggendo un comunicato di protesta dove ribadiscono la necessità delle dimissioni della direttrice e un’assunzione di responsabilità da parte del CDA, che il Teatro chieda scusa alle attrici vittime di molestie e violenze.
 
Intanto gli allievi del corso di alta formazione indicono uno sciopero proprio per contestare la posizione del CDA, nella quale “non si riconoscono ed esprimendo piena solidarietà a Veronica e Federica e a tutte le persone coinvolte”. 
 
Lunedì 5 gennaio 2026, la direttrice del Teatro Due Paola Donati si autosospende. La notizia viene comunicata cosi con una nota stampa: 

Il Consiglio di Amministrazione della Fondazione Teatro Due si è riunito oggi, anche con la partecipazione dei Soci fondatori (Comune di Parma, Fondazione Monteparma, Società Cooperativa Teatro Stabile di Parma).

Il Consiglio ha preso atto della richiesta di autosospensione dall’incarico formulata dalla Direttrice Paola Donati, motivata “per consentire con ancora maggiore forza e chiarezza di mantenere salda la fiducia da parte degli Enti che sostengono il Teatro e di difendere la mia onorabilità personale e professionale nelle sedi preposte”.

Il Consiglio ed i Soci, pur ritenendo che non vi siano elementi tali da poter determinare la scelta, prendono atto della volontà espressa dalla Direttrice e del suo senso di responsabilità, e la ringraziano per il lavoro svolto in tutti questi anni e, in particolare, per quanto ha fatto nell’ultimo quadriennio.

I Soci hanno inoltre ringraziato il Consiglio di Amministrazione per la corretta e positiva attività finora svolta e hanno ribadito la piena fiducia nell’organo di amministrazione”.

 

UNA SENTENZA STORICA

Non è facile denunciare. Non è facile dimostrare le forme subdole che assume la violenza psicologica, superare la paura delle ripercussioni con la quale giocano i potenti.
Ma loro l’hanno fatto: Federica Ombrato e Veronica Stecchetti, sostenute dalle associazioni Amleta e Differenza Donna. 
È grazie a loro se oggi abbiamo una sentenza del Tribunale del Lavoro di Parma che per la prima volta in Italia riconosce il danno psicologico da molestie e la responsabilità istituzionale di quel sistema che non può non vedere, non può non ascoltare. Ad essere condannati a risarcire le attrici sono stati infatti sia il regista autore delle violenze sia il Teatro per non aver vigilato ed impedito che accadessero. Un precedente che apre un varco nella giurisprudenza in materia e come dichiarano Amleta e Differenza Donna: che fa la storia per il Me Too italiano del mondo dello spettacolo e della cultura. Nessuna istituzione può più fingere di non sapere”.
 
«Quando ho deciso di parlare mi sentivo più simile a un pentito di mafia piuttosto che a una vittima di violenza. La percezione che avevo all’inizio era quella di dire ciò che non poteva essere detto, di parlare di un sistema che non poteva essere scoperchiato. Noi studentesse avevamo la consapevolezza che tutti sapessero, dalla direttrice agli attori del teatro, ed era questo a renderci silenziose e a farci comprendere che così funzionavano le cose. Se tutti sanno, lavorano e stanno zitti allora bisogna stare zitti, sono le regole del gioco, pensavamo. Infatti all’inizio, quando abbiamo iniziato a raccontare, nessuno ci ascoltava» cit. Veronica Stecchetti su Vanity Fair
 
Qui la conferenza stampa di Amleta a Roma, con la quale il 24 novembre scorso l’associazione ha reso pubblico il caso insieme a Federica e Veronica. DA ASCOLTARE
 
 
 
 
 
 
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le reazioni 

Di seguito, estratti di alcuni interventi sul caso che abbiamo raccolto tra comunicati, articoli e post in rete:
 
Una vicenda che impone una riflessione profonda sul fenomeno della violenza sessuale contro le donne, sulla sua diffusione e su quanto sia ancora radicata la cultura dello stupro e il suo immaginario. Una cultura che normalizza un crimine contro i corpi delle donne, colpevolizza chi sceglie di denunciare e troppo spesso riduce al silenzio la maggioranza delle vittime…La sentenza del Giudice del Lavoro di Parma è un passaggio che tocca nel profondo. Non solo per ciò che riconosce, ma per ciò che finalmente rompe. Rivela una verità che le donne conoscono da sempre: la violenza non ha confini. Entra nei luoghi che dovrebbero essere sicuri, persino nella cultura e nell’arte. Quell’arte che dovrebbe celebrare la libertà e che invece, troppe volte, diventa teatro di silenzi, abusi e poteri distorti. Questa decisione è un atto di giustizia, ma anche un gesto di fiducia nelle parole delle donne. Dimostra che il loro racconto può essere ascoltato, creduto e sostenuto…”
 
Samuela Frigeri, presidente del Centro Antiviolenza di Parma leggi il suo intervento completo qui

 
Purtroppo nessuna realtà è indenne dal rischio di sopraffazione e violenza maschile sulle donne e di genere. Come associazione ci uniamo al coro di denuncia di fatti inaccettabili, esprimendo infinita vicinanza e solidarietà alle vittime. Portiamo avanti da anni progetti contro la violenza di genere, abbiamo appena concluso un percorso che ha coinvolto 16 classi di 4 scuole superiori di Parma. Ascoltiamo ragazze e ragazzi, i loro vissuti, le loro percezioni, ci accorgiamo di quanto sia importante sensibilizzare su tutte le forme di violenza, non solo fisica, ma anche psicologica, per aumentare quella consapevolezza necessaria per capire quando è il momento di dire “basta, il confine è superato”.
 
Angela Zanichelli presidente di W4W Parma / Donne per le Donne aps

 
“Il catalogo degli abusi comincia dai commenti estetici e dalle precise richieste di abbigliamento, passando per le molestie verbali, a forme esplicite di umiliazione… In altre parole c’è un pensiero strategico, si mira a fare un passo dopo l’altro rilanciando le richieste, spostando sempre più in là il confine in modo da far perdere l’orientamento su quando è il momento opportuno per sottrarsi o fuggire…C’è in questo procedere, un qualcosa che ricorda certe elaborate strategie di pesca o di caccia, in cui lo sventurato animale è adescato e incoraggiato ad avanzare in maniera apparentemente naturale e spontanea, a proseguire per un lungo tratto in una certa direzione in un percorso che presto comincia a restringersi sempre di più fino a punto in cui gli spazi si chiudono e l’intero percorso – non solo l’esito finale – si rivela per quello che è: una trappola...”

Marco Deriu sociologo – associazione Maschi che si immischiano leggi il suo intervento completo qui 



Caduto abbastanza nel vuoto l’articolo di Parma Repubblica nel luglio del 2024 leggilo qui  la vicenda è stata rilanciata negli ultimi mesi dalla Casa delle donne di Parma che  ha svolto un pubblico incontro nella propria sede di via Melloni, anche alla presenza di due delle attrici. Una storia di potere, coi vari poteri che tendono a sostenersi. Una storia di potere nei suoi slanci ( la creazione dello Stabile) e nelle sue nefandezze, sulla quale la città dovrà continuare ad interrogarsi, parlare ed agire…”
 
Antonio Mascolo, ex direttore di Parma Repubblica leggi il suo intervento completo qui

Il chirurgo, il politico e il regista. E’ ora che gli uomini parmigiani prendano posizione. Molti vorrebbero dimenticare subito e passare oltre. Ma è importante fermarsi e creare una distanza netta, anche quando sono coinvolti uomini di potere, in ambito culturale o politico. Lo spirito da ‘spogliatoio’ e da ‘branco’ maschile dovrebbe ormai appartenere ad un passato oscuro…”

Christian Donelli giornalista Parma Today leggi il suo intervento completo qui


Ci si domanda se per togliere l’ultimo velo, le vittime saranno costrette a esporsi una seconda volta, per poter fare circolare pubblicamente il nome del loro aguzzino. O se prudenzialmente dovranno attenersi alla secretazione del tribunale. Peraltro il terribile caso francese di Gisèle Pelicot ha sovvertito il punto di vista e non sono più le vittime di stupro a doversi vergognare ma il violentatore, smascherato nella sua brutalità. Andiamo ai fatti. Il re è nudo ed è uno spettacolo indecente...”

Francesco Dradi, giornalista Parma Parallela leggi il suo intervento completo qui


Peccato che il Teatro abbia annunciato che ricorrerà in appello contro la sentenza, scrivendo: <<Anche sulla scorta di quanto emerso in giudizio, è accertato che la Fondazione non è mai stata resa edotta di alcuna criticità; nemmeno ha avuto anche solo avvisaglie di fatti idonei a costituire campanelli di allarme>>.

Ma non vi era già stata notizia di donne molestate nel 1998, nel 2007, nel 2014, nel 2018, ed era ormai divenuto noto che bisognasse stare lontano dal regista innominabile?”.

Riccardo Maradini, redazione Punto&Virgola leggi il suo intervento completo qui

 

Articolo a cura di Rosaria Frisina 


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