Il silenzio assordante delle Donne in Nero

Lina Marchini ci attende, è arrivata in anticipo e sta prendendo un caffè al bar dove le abbiamo dato appuntamento. Una puntualità entusiasta, preludio di una conversazione che promette di essere piacevole e coinvolgente. Una chiacchierata informale, che scorre via senza accorgersene e che ci lascia, fin da subito, la sensazione che scriveremo sul blog un’altra bella pagina al femminile: la storia di Donne in Nero Parma. Le avrete sicuramente viste, almeno una volta, in piazza Garibaldi, ogni settimana presenti con i cartelli per protestare contro la guerra. Donne tenaci, costanti, pazienti come la goccia che scava la pietra.

Lina, chi sono le Donne in Nero?

“Le Donne in Nero sono un movimento internazionale pacifista e femminista. Il primo gruppo venne fondato da alcune donne israeliane nel 1988, per protestare contro l’occupazione israeliana dei territori palestinesi. Scelsero il nero, trasformando il colore tipico del lutto nel colore della rinascita, dell’attivismo femminile per la pace. E hanno scelto il silenzio, perché urla più forte della violenza. Queste donne hanno cominciato a posizionarsi negli angoli di Tel Aviv, tutti i venerdì, per un’ora, mostrando cartelli con le scritte “Fermate l’Occupazione”. Era un gesto semplice, i loro corpi vestiti di nero manifestavano in silenzio, ma con un coraggio che faceva tanto rumore. Il movimento prese pian piano piede, con momenti molto alti dopo lo scoppio della guerra del Golfo e delle guerre della ex-Jugoslavia. Qui, in particolare, è stato meraviglioso vedere Donne in Nero bosniache e serbe unite per la pace. Oggi, siamo un movimento internazionale dalla voce potente che urla in tutto il mondo: “basta guerra.”

Come organizzate le vostre vigil settimanali a Parma?

“Le Donne in Nero di Parma hanno battezzato il sabato mattina come giorno per manifestare. Ci troviamo dalle 10 alle 11, solitamente in piazza Garibaldi, ma quando è occupata da altre iniziative ci spostiamo in piazza della Steccata o in piazzale della Pace. Ogni settimana chiediamo il permesso alla Questura, poi comunichiamo tramite chat, i social ed il giro delle nostre relazioni personali. Prepariamo i cartelli da indossare, dalle lettere “Cessate il fuoco” a “Stop bombing Gaza”. Ci sono poi anche flash mob che nascono in occasioni particolari, in altri giorni della settimana, l’ultimo è stato organizzato per la staffetta dedicata alla liberazione di Julian Assange.”

Le persone si avvicinano? Parma è una città sensibile?

“Sì, la gente si incuriosisce e partecipa. Mettiamo a disposizione un rotolo di carta sul quale si possono scrivere messaggi, molto attrattivo per i genitori con i bimbi, disegnano insieme e lasciano pensieri. A volte, leggiamo una poesia al pubblico; qualche volta capita che ci allunghino anche un microfono. Una mattina si è unita a noi una cantautrice spagnola, un momento emozionante, ha cantato Gracias a la vida della cilena Violeta Parra. Parma non è una città attenta, ma c’è una parte di cittadinanza molto sensibile. Per Assange, nonostante piovesse, ci hanno raggiunto un centinaio di persone sotto i Portici del Grano. Le Donne in Nero fanno poi parte della Casa della Pace, quando ci sono manifestazioni allargate la partecipazione cresce, come per la Palestina, la piazza era piena di giovani donne palestinesi.”

L’obiettivo del movimento è sensibilizzare?

“Non solo sensibilizzare, ma portare avanti il tema della pace e dell’intersezione tra la pace e il femminismo. La guerra non ha un volto di donna. L’obiettivo è far conoscere. Nonostante internet dia oggi la possibilità a tutti di accedere alle notizie, l’informazione resta monca e frammentata. L’ignoranza la fa da padrona. Chi sa che in Congo è in atto un genocidio? Come non protestare per quel che sta accadendo a Gaza, con lo sterminio di oltre 10.000 bambini? Siamo al secondo anniversario della guerra in Ucraina, già due anni. A marzo, ricorre il Newroz, il capodanno curdo. Cosa succede in Birmania si è dimenticato?”.  

Avvertite scetticismo rispetto all’utilità della vostra protesta silenziosa?

“Non è facile forse capire cosa pensano di fare queste donne ogni sabato mattina. Il punto non è cosa cambia se scendiamo in piazza, ma far sentire che non ci stiamo, che sappiamo cosa stanno facendo, cose atroci. Le guerre vengono percepite troppo spesso come qualcosa di lontano da noi. Ma è sbagliato. La guerra è distruzione, riempie il mondo non solo di corpi mutilati ma anche di anime mutilate, annulla le relazioni, disintegra quanto si è costruito, case, infrastrutture, colpisce popoli interi, senza pietà neanche per i bambini, annichilisce ogni forma di ribellione. Manifestare serve per smuovere le coscienze, dire il proprio No, anche solo per un’ora.”

Ci sono giovani nel movimento?

“Purtroppo pochi. Siamo in maggioranza donne di età avanzata, serve un ricambio generazionale nel movimento di Parma. Dobbiamo fare lo sforzo di trovare il modo di intercettare i giovani. Abbiamo attivato qualche relazione con le scuole. Con l’assessora alla Pace, Daria Jacopozzi, abbiamo promosso un concorso negli istituti superiori su Assange e la libertà di stampa, abbiamo premiato gli elaborati migliori e hanno vinto tre ragazze.”

Quanto è presente il movimento in Emilia Romagna?

“Le Donne in Nero sono presenti in quasi tutte le città, le vigil sono accomunate dalla stessa modalità: in piedi, in un luogo pubblico, in silenzio, in un giorno fisso della settimana, protestando in modo pacifico, indossando cartelloni e distribuendo volantini.

Facciamo rete con le Donne in Nero dell’Emilia Romagna. Insieme abbiamo organizzato un anno fa, a Reggio Emilia, una mobilitazione davanti agli uffici di Iren contro l’accordo con Mekorot, la società israeliana accusata di rubare risorse idriche ai palestinesi contribuendo, così, all’apartheid dell’acqua.”

Un invito da rivolgere alla città?

“Se vedete le Donne in Nero, fermatevi, partecipate. Vorremmo solo che la gente capisse il messaggio di questo impegno costante, che si domandasse con curiosità: “tutte le settimane stanno lì, ferme in piazza, per noi tutti. Vorrà dire qualcosa? Ci sono cose terribili intorno a noi. Non mi piace dirlo, ma viviamo in un brutto mondo. Ma guardiamo con speranza al giorno in cui non servirà più un movimento come il nostro, perché sarà un giorno bello per tutti”.

 

 

 

 

 

WRITTEN BY

 

 

 

 

 

Rosaria Frisina, giornalista, web editor e social media manager. Lavora tra Parma e Milano, nel settore della comunicazione e del giornalismo sanitario. Ama raccontare storie, la scrittura è la sua passione, l’informazione e la cura dei contenuti l’anima del suo lavoro.              

———————————————————————————————————————————————————————————————————————

Ti aspettiamo su Parmaforwomen, entra anche tu nel team scopri come diventare una blogger P4W clicca qui 

CONTATTI

+39 347 604 2004
info@parmaforwomen.it

Seguici sui social: