Anna Spotti, mental coach del movimento
Fisioterapista e mental coach del movimento, Anna ha intrapreso una strada ancora poco conosciuta ma che può fare la differenza nel recupero fisico
C’è un momento nella vita in cui si sente il bisogno di cambiare, di assecondare sé stessi e dare una nuova direzione alla propria esperienza professionale.
Dopo una lunga esperienza da fisioterapista, ti sei specializzata in mental coach del movimento. Cosa significa esattamente?
“È un approccio integrato in cui aiuto le persone a diventare responsabili del proprio corpo attraverso il movimento, che non è solo esercizio fisico ma anche un processo mentale profondo. Diventa un linguaggio, una scelta, una possibilità di cambiamento.
In 30 anni di lavoro ho capito che il recupero, inteso anche come migliore qualità della vita, dipende in gran parte dall’aspetto mentale. Dal modo in cui affronti il dolore o una diagnosi: spesso il trauma è così forte da immobilizzare e impedire di fare anche ciò che sarebbe possibile. È proprio lì che intervengo.”
“Sì, accompagno i pazienti attraverso un percorso che unisce movimento fisico e mentale, adattato alla loro situazione. Non si tratta di limitarsi, di adattarsi passivamente, ma di costruire un movimento possibile, partendo da ciò che c’è. Su cosa si basa dal punto di vista medico-scientifico?
“Diversi studi, anche non recentissimi, ma ancora poco applicati nella pratica clinica, dimostrano che il dolore non è solo un danno tessutale, ma un’esperienza influenzata da convinzioni, credenze, linguaggio e contesto. Oggi il modello biopsicosociale è lo standard di riferimento. E sappiamo che anche le parole del professionista che tratta la disabilità possono influenzare l’outcome.”
Un esempio concreto: cosa fa un mental coach del movimento? Perché rivolgersi a te?
“Parto dal presupposto che non sia solo il problema fisico a determinare i limiti di una persona, ma anche il modo in cui viene compreso, raccontato e affrontato. Il movimento è terapia anche nel dolore cronico, se accompagnato da educazione e consapevolezza. Il mio lavoro è basato su competenze scientifiche, sull’esperienza, su un approccio integrato, sempre personalizzato e legato al contesto. Entro nella vita reale delle persone, lavorando su convinzioni, paure e gestione del dolore, spesso ancora prima di muovere il corpo. Accompagno anche i caregiver, perché il cambiamento coinvolge tutto l’ambiente dove vive la persona.”
Quanto ti aiuta essere fisioterapista? Come dialogano corpo e mente?
“Le due dimensioni si completano. La mia formazione nella riabilitazione neuromotoria mi permette di comprendere i meccanismi fisiologici alla base delle nostre reazioni e come il corpo risponde, rendendo il mio intervento più completo ed efficace. Posso lavorare con competenza su patologie e limitazioni, aiutando le persone a fare ciò che amano, anche dopo infortuni o diagnosi importanti. La missione è far star bene le persone attraverso il movimento. E la vera differenza sta nell’approccio mentale: il problema esiste, il dolore esiste, ma non deve definire la persona. Nel mio lavoro corpo, mente, e anche spirito, sono inseparabili. Le parole e la comunicazione possono aprire o chiudere possibilità.”
Il mental coach del movimento é un approccio nuovo. Se dovessi sintetizzarlo in un claim?
“Il movimento diventa cura quando è accompagnato da consapevolezza.”
Qual è il tuo target ideale?
“Persone disposte a mettersi in discussione, che sentono nel movimento una via per riscoprirsi. Percorsi profondi, che richiedono tempo, presenza, impegno e fiducia reciproca.”
Un progetto su cui stai lavorando?
“Uno dei progetti più innovativi riguarda l’ingresso del mental coach del movimento nelle case delle persone. Il passaggio ospedale–casa è spesso un momento delicato. Lavoro con le persone, formando i caregiver. Lavoro sull’ autonomia possibile, sull’uso consapevole degli ausili e sulla dignità del movimento, anche nella fragilità.”
Un traguardo per il futuro?
“Diventare un punto di riferimento per questo approccio tra i fisioterapisti, attraverso formazione e corsi per operatori sanitari e caregiver. E continuare a divulgare un messaggio chiaro: la guarigione parte anche da dentro. Il movimento non cambia solo il corpo, ma il modo di vivere. Per questo voglio contribuire a diffondere un approccio consapevole e attento al potere delle parole”.
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WRITTEN BY

Rosaria Frisina, giornalista, editor. Ha alle spalle un’esperienza ventennale nel mondo della comunicazione e dell’informazione. Ama raccontare storie, la scrittura è la sua passione, l’informazione e la cura dei contenuti l’anima del suo lavoro. Per il blog Parmaforwomen, in particolare, segue la rubrica Donne e Salute.


