CECILIA PRATIZZOLI, LA FOTOGRAFIA COME ARTE PARTECIPATA
Dall’Autoritratto alla Comunità: lo scatto come esperienza di relazione, consapevolezza e partecipazione
Cecilia Pratizzoli osserva il mondo con uno sguardo attento e curioso, capace di coglierne le sfumature più sottili, dove l’immagine diventa un luogo di ricerca e trasformazione.
Artista, fotografa, curatrice e promotrice culturale, nel tempo ha costruito un percorso che intreccia ricerca visiva e progettualità, creando connessioni tra artisti, pubblico e città attraverso progetti culturali, festival e mostre, generando spazi di incontro tra arte e comunità, anche nel territorio parmense.
In questa intervista racconta il suo percorso e cosa significa oggi scegliere l’arte come linguaggio.
Cecilia Pratizzoli osserva il mondo come uno spazio di significato, dove l’immagine diventa un luogo di ricerca e trasformazione. In un tempo che corre veloce e consuma immagini in pochi secondi, il suo lavoro ci ricorda che guardare è ancora un gesto potente. Perché a volte basta cambiare sguardo per scoprire che il mondo ha molto più da raccontare
Cecilia, quando hai capito che l’arte sarebbe stata la tua passione e la tua vocazione?
“Il mio percorso nasce dall’incontro tra arte e ricerca, anche grazie alla mia formazione umanistica, che ha influenzato profondamente il mio modo di avvicinarmi all’immagine.
La fotografia è un linguaggio universale che apre un dialogo tra immagine e identità. All’inizio era uno strumento espressivo, poi è diventata un vero campo di ricerca. L’arte non crea solo immagini, ma possibilità di sguardo: lavorando sulla percezione cambia anche il modo in cui viviamo.
Oggi questa ricerca si estende a una dimensione collettiva, attraverso progetti, mostre e festival che utilizzano l’immagine come strumento di relazione tra artisti, pubblico e territorio.”
Accanto al lavoro fotografico hai sviluppato in particolare la tecnica dell’autoritratto. Che ruolo ha nel tuo lavoro?
“L’autoritratto è per me uno spazio di grande libertà: utilizzo corpo e contesto come linguaggi simbolici per raccontare emozioni e trasformazioni. Unisce immagine, identità e narrazione personale. Per questo conduco percorsi aperti a tutti, in cui la fotografia diventa uno strumento di consapevolezza e crescita.”
Dall’autoritratto nasce il progetto “Self Community”?
“Self Community” nasce dal desiderio di trasformare l’autoritratto in un’esperienza partecipata nello spazio pubblico. L’opera è un autoritratto collettivo: un grande muro bianco che si riempie progressivamente con i volti del pubblico, divisi a metà e accostati tra loro.
Qui l’artista non produce solo l’opera, ma attiva un’esperienza. L’arte diventa uno spazio di condivisione, dove l’identità individuale trova senso nella comunità.”

Cosa vorresti lasciare a chi incontra per la prima volta una tua opera?
“Le mie opere nascono per accogliere. Esistono pienamente nel momento in cui qualcuno le attraversa. L’arte, per me, è un’esperienza da vivere.
Mi interessa che lasci una traccia: anche solo una domanda o uno spazio di riflessione in cui lo spettatore possa, anche solo per un attimo, incontrare se stesso.”
Che differenza c’è tra creare arte e creare spazi per gli altri artisti?
“Per me l’arte ha una dimensione profondamente relazionale. Nel tempo ho sentito il bisogno di creare spazi di incontro tra artisti, pubblico e territorio. Da questa visione sono nati progetti come il Frame Foto Festival e l’Italy Photo Award, pensati per costruire reti e valorizzare sia autori affermati che giovani talenti.”
Che cosa cerchi davvero quando fotografi?
“Cerco una relazione autentica con ciò che ho davanti. Non mi interessa solo registrare la realtà, ma entrarci in profondità. Per me lo scatto è un atto: un punto di incontro tra percezione, presenza e significato. La fotografia cambia in base alla consapevolezza con cui guardiamo.”
Come porti il tuo sguardo nei progetti di moda e brand?
“Anche nei contesti professionali il mio approccio non si limita alla resa visiva. È nella relazione che prende forma l’autenticità di un’immagine. Ogni progetto diventa un racconto, non solo rappresentazione ma esperienza, capace di rendere un brand più vero e riconoscibile.”
Come difendi la profondità in un mondo di immagini veloci?
“La sfida è spostare lo sguardo da fuori a dentro. Non conta solo ciò che vediamo, ma ciò che accade in noi mentre osserviamo. Quando lo scatto è consapevole, diventa un’esperienza estetica profonda.”
Cosa significa oggi essere una donna nel mondo dell’arte?
“Significa portare uno sguardo fatto di intuizione, relazione e capacità di rinnovarsi. Una sensibilità che non è solo individuale ma collettiva e che trova forza proprio nella relazione generando nuovi modi di vedere e di creare.”
Che consiglio daresti a chi vuole approcciarsi alla fotografia professionale?
“Allenare lo sguardo: osservare il mondo e se stessi. Il lavoro prende forma nel tempo. L’arte non nasce dall’urgenza di arrivare, ma dalla profondità con cui si è disposti a guardare.”
Come immagini tra vent’anni il tuo percorso e il futuro della scena artistica di Parma?
“Immagino una Parma che non si limita a ospitare l’arte, ma la genera. Un luogo in cui persone, spazi e creatività si contaminano. È la direzione del mio lavoro: unire creazione, formazione e progettazione culturale, usando la fotografia come esperienza di relazione e consapevolezza”.
WRITTEN BY

Cecilia Vecchi, si occupa di comunicazione, è content writer e gestisce progetti audiovisivi. Si divide tra Italia e Spagna. Da sempre ama viaggiare: “perché partire è la più bella e coraggiosa di tutte le azioni, odora di libertà, vuol dire conoscere e scoprire, vedere nuovi posti per tornare con nuovi occhi. Anche scrivere è viaggiare: un’evasione senza l’ansia degli orari e il disturbo dei bagagli”. Per Parmaforwomen, in particolare, cura la rubrica Donne in viaggio
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