Alma Chiavarini, 35 anni di lavoro su panico e ansia

Vicepresidente di LIDAP, ha curato il libro Oltre la trappola del panico. Le parole che porta sempre con sé: “speranza e leggerezza”. Obiettivo: guarire insieme.


Ci sono paure che arrivano all’improvviso, come un fiume in piena, e ti fanno credere che il mondo stia crollando proprio in quel momento. Il panico è così: ti attraversa il corpo prima ancora che la mente riesca a dargli un nome. E quando succede, la prima cosa che cerchi è un rifugio.

Oltre trent’anni fa, Alma si è ritrovata esattamente lì: una donna razionale, abituata a controllare la propria vita, improvvisamente messa in crisi da qualcosa di invisibile ma potentissimo. Da quell’esperienza personale è iniziato un percorso che l’ha portata dentro LIDAP ODV – Lega Italiana contro i Disturbi d’ansia, d’Agorafobia e da attacchi di Panico – fino a diventarne vicepresidente.

Da sinistra: il presidente di Lidap Giuseppe Costa e la vicepresidente Alma Chiavarini

Oggi accompagna altre persone nello stesso percorso, attraverso gruppi di auto mutuo aiuto che mettono al centro l’ascolto, la condivisione e, soprattutto, le emozioni. Perché dal panico si può uscire. E spesso il primo passo è scoprire di non essere soli.

Alma, quando ha incontrato per la prima volta il panico?

«È successo trentacinque anni fa, proprio quando LIDAP stava nascendo. Avevo visto Valentina Cultrera, poi fondatrice dell’associazione nel 1991, al Maurizio Costanzo Show raccontare la sua esperienza: le emozioni, i sintomi, le paure. Mi ci sono riconosciuta immediatamente. Ero una persona molto razionale, “quadrata”, per capirci, funzionavo abbastanza bene sul lavoro. Il panico mi ha messo profondamente in crisi. I primi segnali sono arrivati prima, ma l’esplosione vera e propria è avvenuta dopo un incidente stradale.»

Lidap ha appena festeggiato il suo trentacinquesimo, ha sede a Parma ma lavora a livello nazionale?

«La sede inizialmente era La Spezia, dove viveva Cultrera, poi la sede è stata spostata a Parma. In passato eravamo più presenti su tutto il territorio nazionale con gruppi in diverse città. Dopo il Covid abbiamo dovuto riorganizzarci: molti gruppi si sono trasferiti online e oggi ne funzionano ancora 6 per le persone che vivono, in campo nazionale, in realtà dove non sono attivi gruppi in presenza.

Come funziona un gruppo di auto mutuo aiuto LIDAP?

«Il nostro modello nasce dall’esperienza anglosassone dei gruppi di self-help, in parte adattato, sulla tematica del panico, con il supporto di psicoterapeuti e psichiatri volontari.

Non è una seduta condotta da un terapeuta. Non c’è un esperto che dà indicazioni. C’è un facilitatore, che è una persona che ha vissuto il problema e ha raggiunto una maggiore consapevolezza. Il suo ruolo è mantenere il gruppo su un piano paritario e rispettoso, senza che qualcuno si ponga come “esperto”.»

Qual è il principio base dell’aiuto che offrite?

«Ascolto. Chi soffre di panico ha bisogno di ‘sbloccarsi’, di esprimere le proprie emozioni e di farlo senza la paura del pregiudizio e del giudizio degli altri. A differenza di altri modelli molto strutturati, qui favoriamo l’esternalizzazione del vissuto emotivo. I nostri gruppi vogliono offrire un’esperienza di libertà. Sentire che un’altra persona prova la stessa cosa riduce la difesa e accelera la consapevolezza utile per stare bene.»

Ci sono criteri particolari per accedere ai gruppi?

«La partecipazione è gratuita. L’unica verifica che facciamo riguarda l’idoneità del gruppo rispetto alla persona che chiede di partecipare: per questo è previsto un colloquio preliminare con un terapeuta. Inoltre, i partecipanti non devono conoscersi tra loro. Per esempio, se si iscrivono madre e figlia, verranno inserite in gruppi diversi.»

Avete però una rete di professionisti che vi supporta?

«Sì, collaboriamo con psicologi, psicoterapeuti e psichiatri, tutti rigorosamente a titolo volontario. Ci aiutano nell’impostazione corretta dei gruppi e partecipano alle conferenze pubbliche, dove affrontano il tema dal punto di vista clinico. Molti professionisti riconoscono che il gruppo di auto mutuo aiuto può affiancare efficacemente la psicoterapia individuale.»

Chi partecipa ai gruppi?

«L’età va dai 18 ai 75 anni e più. A Parma abbiamo avuto un’esperienza particolare: una forte presenza maschile, quasi pari a quella femminile, cosa non così frequente nella letteratura sul panico che annovera le donne tra le più colpite.»

Qual è la periodicità delle riunioni?

« A Parma abbiamo tre gruppi in presenza ogni settimana, ciascuno composto da circa 10-max 15 persone. A livello nazionale, invece, organizziamo sei gruppi online settimanali.»

C’ è un’ansia, in particolare, che lei vede come la più ricorrente?

« Direi l’agorafobia. La difficoltà a uscire, a viaggiare, ad allontanarsi da casa. Per molte persone la casa diventa rifugio. È uno degli aspetti, con i suoi evitamenti, più invalidanti e difficili da affrontare. Ci sono persone che si isolano completamente.»

Panico e contesto sociale si influenzano?

«Sì, i piani a volte si intrecciano. Il contesto sociale può alimentare stati di allerta. Ma l’attacco di panico è qualcosa di molto fisico: sintomi improvvisi, tachicardia, sensazione di morire. La prima reazione è pensare ad una malattia fisica e, spesso, recarsi in un pronto soccorso o cercare un luogo protetto, solitamente la propria casa. Col tempo si impara a riconoscere i segnali e a lavorare in modo preventivo, soprattutto nei periodi di maggiore stress.»

Si guarisce dal panico?

«Ho visto persone guarire completamente. Alcune frequentando i soli gruppi, altre abbinando un percorso psicoterapeutico, altre anche con il supporto di farmaci, soprattutto nei periodi più duri, quelli iniziali. L’integrazione delle diverse strade può essere molto efficace. Posso sicuramente dire, però, che dal panico si guarisce a piccoli passi. Va bene sfidarsi, ma entro certi limiti. Quando lo sforzo è controproducente, bisogna fermarsi. Chi, per esempio, non esce di casa può iniziare scendendo le scale, poi uscendo sulla porta, poi facendo il giro dell’isolato. Il cervello registra le abitudini e gradualmente si desensibilizza.»

Non esiste una ricetta uguale per tutti, quindi?

«Lo ricordiamo sempre: il gruppo di mutuo aiuto non è una medicina, ma è sicuramente un’opportunità preziosa da cogliere perché agevola l’auto attivazione: una condizione necessaria per avviare quel percorso individuale che porta alla guarigione.»

Crede sia un disturbo sottovalutato nell’ambito della salute mentale?

«Purtroppo sì, dal punto di vista clinico si tende a classificalo come un disturbo lieve rispetto a patologie di salute mentale più complesse da prendere in carico. Ma, in realtà, il panico può bloccare la vita di chi ne soffre. Spesso la parola “panico” viene usata nel linguaggio comune per indicare uno stato di ansia, si tratta, invece, di una condizione patologica che raggiunge picchi intensi e acuti di sofferenza fisica e mentale.»

State lavorando a nuovi progetti?

«Abbiamo realizzato negli ultimi anni due progetti informativi gratuiti: ‘Adolescenza istruzioni per l’uso’ e il ‘Caregiver inconsapevole’, con l’aiuto della Fondazione Cariparma. Abbiamo realizzato video informativi con la rete di esperti di Lidap, pubblicati sul nostro sito www.lidap.it e sul canale Lidap You Tube, accessibili a tutti, pensati anche a supporto di chi non può permettersi i costi di un percorso psicoterapeutico.

Il progetto sugli adolescenti ha puntato a fornire materiali utili anche a livello didattico, per sensibilizzare e informare. Poter riconoscere e trattare per tempo in età giovane problematiche psicologiche aiuta a prevenire l’insorgere di vere e proprie patologie in età adulta.

Il caregiver inconsapevole è, in genere un familiare che assiste persone, di diversa età, che soffrono di disturbi di ansia e panico. Lo è diventato per caso, una presa in carico senza una preparazione adeguata, con il rischio di assumere atteggiamenti banalizzanti o iperprotettivi che non aiutano. Il focus del progetto è sul caregiver e sulla necessità di mantenere il suo benessere psicologico. Stiamo lavorando alla seconda fase del progetto: attivare un gruppo dedicato a chi assiste persone con disturbi d’ansia, oltre che di altre problematiche, e incontri individuali gratuiti con gli psicologi.»

Di recente è uscito il libro Oltre la trappola del panico edito Franco Angeli, di cui lei è curatrice, di cosa si tratta?

«Il volume è stato pubblicato in occasione dei 30 anni di Lidap ed è in linea con l’idea di raccontare successi, soluzioni e guarigioni. Racconta storie vere, scritte da chi è riuscito a liberarsi dal panico e a trovare la propria strada. È possibile, lo sappiamo, e questo libro lo dimostra.

Si tratta di esperienze autentiche: trenta percorsi che abbinano il racconto personale a un commento, pensieri in libertà, di un terapeuta consulente Lidap, che non conosceva l’autore del racconto. L’intento è stato quello di andare oltre il taglio della diagnosi. La prefazione è del prof. Eugenio Borgna, uno dei più importanti psichiatri italiani. Il fatto che abbia accettato di introdurre il libro è stato un grande riconoscimento del lavoro dell’associazione e della rete volontaria dei consulenti.»

Cosa significa esattamente “andare oltre la trappola”…

« Mi hanno fatto pensare i tanti gruppi social esistenti in rete, in cui ci si focalizza molto sui sintomi fisici: ‘mi sembra di avere un infarto; la testa mi scoppia; ho paura di svenire; ho una paralisi o forse un tumore…’, sono paure comprensibili, ma bloccanti. Il libro invita ad andare oltre l’inganno con cui il panico si esprime, per concentrarsi sul percorso e ritrovare se stessi.»

Se dovesse scegliere due parole chiave per il lavoro futuro?

«Speranza e leggerezza. Nei gruppi vedo persone arrivare distrutte dal panico e, col tempo, tornare a sorridere, a fare una battuta. Quando ricompare la leggerezza, significa che sta tornando anche la speranza e, insieme, anche la voglia di farcela.» 

 

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Rosaria Frisina, giornalista, editor. Ha alle spalle un’esperienza ventennale nel mondo della comunicazione e dell’informazione. Ama raccontare storie, la scrittura è la sua passione, l’informazione e la cura dei contenuti l’anima del suo lavoro. Per il blog Parmaforwomen, in particolare, segue la rubrica Donne e Salute.


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