In piazza contro il Ddl Bongiorno
IL CONSENSO NON SI TOCCA! ASSOCIAZIONI E REALTÀ CITTADINE SI SONO UNITE IN UN CORO COMUNE CONTRO L’EMENDAMENTO CHE HA ROVESCIATO IL PRINCIPIO BASE DEL DISEGNO DI LEGGE CONTRO GLI STUPRI
“L’autodeterminazione delle donne è un diritto non negoziabile. Meglio nessuna legge che questa legge”. Le parole al microfono della presidente del Centro Antiviolenza di Parma Frigeri risuonano in piazza Garibaldi, dove il CAV ha organizzato domenica 15 febbraio scorso la mobilitazione contro il Ddl stupri.
Una piazza che avremmo voluto più gremita. Ma era sicuramente una piazza viva, resistente.Una piazza di chi crede ancora che lo spazio pubblico sia un megafono potente. Che esserci conti. Che presidiare, condividere, nominare le cose sia già un passo in avanti.
Oggi le parole pesavano come macigni.
Perché trasformare il consenso in dissenso non è un dettaglio: significa spostare lo sguardo sulla donna, invece che su chi la violenza l’ha agita. Significa cambiare la narrazione. E noi sappiamo quanto le parole contino.
“Il regista “innominato” deve avere un nome e un cognome”. E oggi quel nome è stato pronunciato, per rompere il silenzio.
A volto scoperto, come a volto scoperto si è mostrata chi ha denunciato, senza nascondersi.
La violenza va detta. Va chiamata per ciò che è. Va urlata.
“Perché prima ancora del coraggio di denunciare, serve la consapevolezza di stare subendo violenza”.
In piazza Garibaldi stamattina c’erano associazioni e realtà mobilitate contro l’emendamento Bongiorno.
Ma c’erano anche le attrici e gli attori del corso di alta formazione di Teatro Due, ancora in sciopero.
C’era Veronica Stecchetti, che ha vinto la causa contro il regista che l’ha sottoposta a violenze fisiche, verbali, manipolatorie.
E con loro c’era qualcosa, che nelle altre mobilitazioni di oggi in Italia non c’era: la sensazione nitida che il problema fosse tangibile, non lontano da quella piazza che aveva tutte le ragioni per essere strapiena.
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