I FARNESE/ Una mostra, una città, le donne

di Erika Martelli

Da qualche settimana, e con un buon riscontro della stampa e del pubblico, ha inaugurato in Pilotta una mostra di rilevo come non se ne vedevano da tempo: dedicata alla committenza farnesiana e divisa in due sezioni, una orientata all’architettura ed una al collezionismo, la mostra esplora il rapporto tra i Farnese e l’arte come emblema di potere ed è visitabile fino al 31 luglio, occasione grata anche per esplorare il magnifico lavoro di rinnovamento degli spazi interni ed esterni della Pilotta guidata da Simone Verde. Senza entrare nel merito della qualità della mostra, si potrebbe riflettere sul suo significato per la città e per le sue politiche culturali oggi.

Prima di tutto essa pare proporre ambiziosamente alla città di recuperare la propria vocazione culturale come espressione di una centralità che Parma ha perduto da tempo. Senza menzionare i mesi difficili appena trascorsi, non possiamo non pensare al latitante CSAC, alla mancata costruzione di una politica culturale coordinata e tesa alla formazione del suo pubblico multiculturale di oggi. La mostra sembra parlare anche ai poteri economici locali ai quali il ministero ha proposto del resto negli ultimi anni più di una strategia per rendersi committenti dei beni culturali del paese più dotato al mondo di siti classificati di interesse.

In questo senso anche la creazione degli “Amici della Pilotta” che agiscono attivamente all’interno dell’ente, sembra procedere in questo senso. La mostra farnesiana sottolinea meno gli aspetti ‘ancien régime’ della dinastia che quelli di governo illuminato dagli interessi mondiali. In questo senso la pagina mancante alla mostra è certo quella della politica musicale dei Farnese che ha reso Parma una delle capitali d’Europa e ne ha segnato per sempre la storia culturale.

Se nella mostra farnesiana poca importanza o nulla è stata data alle fondamentali personalità femminili della casata, ha invece rilievo mi pare, il coinvolgimento delle competenze interne di Carla Campanini e Maria Cristina Quagliotti nella direzione scientifica della mostra, a valorizzare il lavoro di chi da tempo e senza discontinuità ha lavorato per il patrimonio dell’ente. Se questa mostra parla quindi alla città in un frangente importante della sua storia amministrativa, questi sono i segnali che essa trasmette che forse potrebbero essere concretate in occasioni di incontro pubblico.

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Erika Martelli ha un PhD di etnologia all’EHESS di Parigi ed è specialista di letteratura francese del XX secolo, insegna a Parma ed è redattrice di Nonfiction.fr.

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