Erika Borella, la magia dietro le quinte

professionista di luci e audio, erika racconta un mestiere che non è solo tecnica ma anche esperienza e sensibilità nella costruzione di scenari emotivi 

C’è un nome che ritorna spesso tra i crediti artistici di spettacoli realizzati da teatri ed associazioni del nostro territorio: è quello di Erika Borella, professionista di tecnica luci e audio che ha contribuito con la sua quasi trentennale esperienza lavorativa al successo di moltissime produzioni sceniche di Europa Teatri, L.O.F.T. e Progetti&Teatro.

La sua competenza è stata così associata in questi anni al repertorio amatissimo di Franca Tragni, agli spettacoli per ragazzi di Chiara Rubes, alle drammaturgie in musica di Patrizia Mattioli, alle coreografie di Elisa Cuppini e agli spettacoli diretti da Carlo Ferrari.

Tutto questo e molto altro nella carriera di Borella che ha saputo guadagnarsi, con impegno, passione e dedizione, la fiducia di colleghi operatori del settore e teatranti.

Come hai iniziato un mestiere che è stato considerato per lungo tempo prettamente “maschile”?

“Ho cominciato con la pratica sul campo. All’inizio non pensavo all’illuminotecnica teatrale come a un ambito a me congeniale. Il mio primo passo nel mondo della scena è stato al teatro Europa di via Oradour nel 1997, dove ho partecipato come allieva a un corso di recitazione. In realtà non desideravo fare l’attrice, ma in quel periodo avevo bisogno di riconnettermi con me stessa e così, attraverso quell’esperienza, ho iniziato ad interessarmi a tutti gli aspetti dietro le quinte di una produzione teatrale, comprese le luci e l’audio.

Pochi anni più tardi, Lucia Manghi, responsabile degli allestimenti scenici al teatro Europa, rimase incinta e mi contattò per darle una mano come tecnico. Da lì ho capito che poteva essere la mia strada; subito dopo ho completato diversi corsi di specializzazione per acquisire tutte le competenze necessarie. Anche se questo mestiere s’impara davvero solo praticandolo.”         

È stato difficile come donna affermarsi in questo ramo professionale?

“Tantissimo. Nei primi anni duemila c’era molta diffidenza nei confronti di una donna che voleva fare il tecnico in teatro. Era un lavoro esercitato quasi solo da uomini, quindi, sì, all’inizio ho incontrato delle difficoltà perché i colleghi maschi pensavano non avessi abbastanza forza, resistenza fisica o attitudine agli strumenti elettronici e ai macchinari. Devo dire, però, che questo osteggiamento lo riscontravo soprattutto durante le trasferte fuori città, quando entravo in contatto con realtà associative che non erano ancora pronte a un cambiamento.

La stima è arrivata col tempo, gli spettacoli andavano bene, funzionavano, e io imparavo a reagire con una crescente determinazione. Negli anni, poi, le cose sono andate evolvendosi e il numero di donne assunte come tecnico luci/audio è cresciuto tantissimo. Anche nei grandi teatri stabili spesso ci si affida all’esperienza femminile.”

Oggi il tecnico luci svolge un’attività più complessa rispetto al passato, possiamo dire quasi che ha il delicato compito di tradurre la narrazione in emozioni visive.
Come è cambiato negli anni il tuo approccio alla creazione scenica?

“In generale è così, ma io ho avuto la fortuna fin da subito di lavorare in un contesto teatrale dove non mi occupavo solo di montaggio, console audio o posizionamento dei fari. Sono stata subito coinvolta nel processo creativo degli spettacoli, mi sono messa in gioco con la costruzione di scenari emotivi, non solo con la tecnica. Quello che per me è cambiato molto, rispetto agli inizi, è il supporto della strumentazione: oggi possiamo contare su mezzi tecnici e dispositivi all’avanguardia che ci consentono di spaziare tantissimo, di sperimentare a vantaggio della parte più creativa, e di sostenere al meglio una drammaturgia che di solito è già efficace sul piano della resa scenica ed emotiva.”

La tua è, dunque, una professione che unisce sensibilità artistica, cultura visiva e competenze tecniche. Ti sentiresti di consigliarla ai giovani appassionati di teatro e perché?

“Assolutamente sì, perché è un lavoro davvero gratificante, che comporta una grande apertura mentale e sa amplificare le emozioni, l’immaginazione, le suggestioni. È, però, molto impegnativo: bisogna avere tanta passione, tanto amore per il teatro, tanto spirito d’organizzazione, e sentire quasi una sorta di vocazione personale, perché questo mestiere è totalizzante. Alla fine tu sei il tuo lavoro, la tua mente è sempre lì e ogni cosa che senti, che vedi, che percepisci, ti spinge a ricollocarla in un ambito teatrale, a reimmaginarla sul palcoscenico, con quel taglio luci, quella traccia audio, quell’atmosfera.”

Alla rassegna “Sul Naviglio…”, a cura di L.O.F.T., che si svolgerà fino al 10 luglio, tu sei la responsabile di tutta la parte tecnica e coordini anche il lavoro di due colleghi.
Il tuo nome, però, questa settimana lo ritroveremo in modo specifico nello spettacolo con Franca Tragni “Circe, non è più”, in scena giovedì 2 luglio alle ore 21.30. Puoi svelarci qualcosa sul ruolo della luce in questa narrazione?

“Si tratta di un adattamento dello spettacolo originale con Franca Tragni che aveva debuttato qualche anno fa al Teatro Comunale di Fontanellato, per la regia di Carlo Ferrari e musiche di scena eseguite dal vivo da Patrizia Mattioli. Posso solo dire questo: ci sarà una traccia già conosciuta su cui lavorerò, ma ci sarà anche improvvisazione perché la forma dell’adattamento drammaturgico e la grande sintonia costruita con tutti gli artisti di L.O.F.T., mi daranno la possibilità d’improvvisare. So come Franca e Patrizia lavorano, conosco a fondo il loro enorme talento, essendo io stessa parte integrante dell’associazione L.O.F.T., e posso seguire in modo quasi simbiotico le dinamiche che sanno creare in scena. Alla fine siamo come un gruppo di danzatori che ballano insieme, seguendo lo stesso ritmo, la stessa melodia, ma compiendo ognuno il suo passo”.

Foto credits Cristiano Bonassera

 

WRITTEN BY

Francesca Ferrari, giornalista culturale freelance, founder del blog Teatropoli.it collaboratrice nella redazione Spettacoli di Gazzetta di Parma, responsabile ufficio stampa per diverse realtà teatrali e culturali del territorio. Su Parmaforwomen ha ideato la rubrica WTheatre, interviste a donne attrici e registe del mondo teatrale. 

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