FilmmakHER torna, cresce e rilancia!
Nove illustratrici, 27 ritratti: la mostra dedicata alla regia femminile inaugura il 17 maggio. Una terza edizione tutta da scoprire
Terzo “ciak” per FilmmakHER. Dopo le prime due edizioni, il progetto dedicato al cinema delle donne, curato dall’associazione 24fps – Obiettivo Cinema, torna dal 17 maggio al 14 giugno 2026 e lo fa in una nuova prestigiosa sede: gli spazi del Museo Glauco Lombardi.

Il team di 24fps con l’assessora Caterina Bonetti e la dirigente del Liceo Toschi Elisabetta Botti

Le illustratrici della seconda edizione di FilmmakHER
Al centro dell’iniziativa resta una missione chiara: restituire visibilità alle registe che la storia del cinema ha spesso relegato ai margini, oscurate da un’industria tradizionalmente dominata dagli uomini. Il progetto sceglie di farlo attraverso l’illustrazione, affidando a nove artiste il compito di tradurre biografie, poetiche e visioni autoriali in 27 ritratti. La mostra diventa così il risultato di un lavoro che unisce ricerca, interpretazione artistica e divulgazione.
Curatori di FilmmakHER per 24fps sono Vanessa Mangiavacca e Michele Belmessieri, che in questa intervista raccontano il progetto.
Partiamo dagli esordi: come nasce FilmmakHER?
«FilmmakHER nasce nel 2022 all’interno di un progetto finanziato da Fondazione Cariparma. L’idea si inserisce nel percorso della nostra associazione, che si occupa di diffusione della cultura cinematografica con un approccio specifico: il cinema non è solo oggetto di studio, ma uno strumento per leggere la realtà.
Utilizziamo il linguaggio cinematografico per affrontare temi sociali contemporanei, dalla marginalità alle questioni ambientali. Nei nostri laboratori non proponiamo una storia del cinema tradizionale: partiamo dalla visione condivisa di un film per aprire riflessioni e confronto.
Abbiamo sempre desiderato parlare di pari opportunità attraverso il cinema e da qui è nata l’idea di proporre al pubblico una sorta di “cronistoria alternativa” che metta in luce il contributo delle donne alla regia, ancora oggi poco conosciuto.»
Un patrimonio dimenticato che viene riportato alla luce?

Alice Guy-Blaché di Alessiaebruno
«Se provassimo a chiedere alle persone di citare una regista, probabilmente emergerebbero pochi nomi, forse Lina Wertmüller, saremmo fortunati se citassero Sofia Coppola o Kathryn Bigelow. Eppure le donne sono presenti nel cinema fin dalle origini, in tutti i ruoli: sceneggiatrici, montatrici, produttrici e registe.
Già alla fine dell’Ottocento, figure femminili hanno contribuito in modo decisivo allo sviluppo del linguaggio cinematografico. Tra queste Alice Guy-Blaché, considerata da molti la prima regista della storia e pioniera del film narrativo: La fata dei cavoli (1896).
Quando Hollywood si è trasformata in una vera industria, soprattutto a partire dai primi decenni del Novecento, le donne sono state progressivamente escluse dai ruoli decisionali e di regia. È nato così un vuoto di memoria che oggi con FilmmakHER cerchiamo di colmare. Basti pensare che il primo film in cui Charlie Chaplin interpreta il personaggio di Charlot fu diretto da una donna, Mabel Normand: un dato sorprendente, se si considera che si tratta di una delle icone più celebri della storia del cinema. Portare alla luce queste storie non è una semplice curiosità, ma un modo per restituire valore a un contributo fondamentale e spesso ignorato.»
Un disequilibrio ancora attuale?
«Oggi l’accesso alla regia è certamente più aperto rispetto al passato, ma il divario resta evidente. Basta osservare i principali festival e premi internazionali: la presenza femminile è ancora minoritaria, a volte completamente assente. Il disequilibrio non è più esplicito come un tempo, ma
continua a esistere in forme più sottili.»
Uno sguardo al passato, ma il progetto guarda anche al presente?
«Sì, abbiamo sempre cercato di coprire un arco temporale ampio, affiancando alle pioniere registe contemporanee. Non è un caso che all’inaugurazione sarà presente Valentina Bertani, regista de La timidezza delle chiome. Il suo ultimo film, Le bambine, in sala da quest’anno, realizzato con la sorella Nicole e ambientato nella Ferrara della seconda metà degli anni novanta, ha ricevuto una menzione speciale al Locarno Film Festival. Con lei sarà presente anche la sceneggiatrice Maria Sole Limodio.»
Cosa propone l’edizione 2026?
«FilmmakHER è un progetto in continua evoluzione. Ogni anno realizziamo nuovi ritratti, contribuendo alla costruzione di un archivio che oggi conta circa 75 opere.
Per l’edizione 2026 saranno esposti 27 ritratti inediti, affiancati da una selezione delle edizioni precedenti. Accanto alla mostra ci sarà un calendario di incontri, workshop, proiezioni e presentazioni, per ampliare il confronto e favorire la scoperta delle opere delle registe.
Tra le collaborazioni, quella con la piattaforma MUBI, e il Centro Cinema Lino Ventura, che proporranno nei loro circuiti una selezione di film collegati alle registe in mostra.»
Parliamo delle illustratrici coinvolte, chi sono?
«Il dialogo con le illustratrici è un elemento distintivo. Si tratta di professioniste selezionate a livello nazionale, incaricate della realizzazione dei ritratti.
Spesso anche per loro è un percorso di scoperta: molte non conoscevano le registe assegnate e hanno intrapreso un lavoro di approfondimento che si riflette nelle opere finali. Ne nasce una stratificazione di sguardi che si intrecciano in ogni ritratto: quello dell’associazione, dell’artista e della regista.»
Guardando avanti, qual è l’ambizione di FilmmakHER?
«Stiamo lavorando a FilmmakHER Lab, un laboratorio rivolto a giovani under 25 interessate al cinema. L’idea è creare un percorso di alcuni mesi con professioniste del settore, registe, sceneggiatrici, montatrici, per accompagnare le partecipanti nella realizzazione di un’opera audiovisiva.
Non immaginiamo solo una scuola di regia, ma un’esperienza che permetta a ciascuna di trovare il proprio ruolo all’interno del processo creativo. È un progetto ambizioso, ma in linea con la nostra mission e anche con Parma Capitale dei Giovani 2027.»
Un futuro con un forte focus giovani?
«È centrale. Dal progetto è già nata una versione “junior”, realizzata con gli studenti del liceo artistico Toschi: una classe di audiovisivo ha curato la selezione e i testi, mentre una classe di grafica ha realizzato i ritratti. Ne sono nati 24 lavori oggi esposti in modo permanente nella scuola.
Un’esperienza che continua anche quest’anno, con il coinvolgimento degli studenti nell’allestimento della mostra e nello sviluppo di iniziative. Una nuova versione di FilmmakHER Toschi è prevista per il prossimo autunno.»
Lo sguardo del progetto è internazionale, c’è anche un occhio al territorio?
«Il progetto cerca di evitare uno sguardo eurocentrico, includendo cinematografie non solo occidentali ma anche lontane e meno note. Allo stesso tempo, il legame con il territorio non manca mai. Tra gli eventi collaterali, la terza edizione ha incluso un workshop dedicato ai film di famiglia, con le pellicole della cineamatrice parmigiana Annaberta Ceci, attiva dagli anni sessanta agli anni ottanta, in collaborazione con Home Movies – Archivio Nazionale dei Film di Famiglia».
Sotto alcune illustrazioni della seconda edizione, in alto foto portante un ritratto della terza edizione: Elaine May, illustrazione di Alice Iuri
- Chloe Zhao di Luchadora
- Susanna Nicchiarelli di Monica Lasagni
- Lucrecia Martel di Alice Piaggio
WRITTEN BY

Rosaria Frisina, giornalista, editor, comunicatrice freelance. Ha alle spalle un’esperienza ventennale nel mondo della comunicazione e dell’informazione. Ama raccontare storie, la scrittura è la sua passione, l’informazione e la cura dei contenuti l’anima del suo lavoro.
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