ReSister, oltre duemila persone al festival di Casa delle Donne
Tre giorni di eventi al parco della musica per tutte le generazioni con l’invito a s-confinare
Difficile tornare a casa senza sentire dentro di sé un’energia rinnovata, senza un nuovo bisogno di attivismo, senza portarsi dentro riflessioni e domande. E pure il sorriso.
Sono state oltre duemila le persone che hanno accolto l’invito a s-confinare lanciato dalla Casa delle Donne di Parma e dal suo festival di cultura femminista e transfemminista “ReSister!”, organizzato insieme al Comune di Parma con il sostegno della Regione, di Fondazione Cariparma e di Proges.
Tre giorni di presenze costanti al Parco della Musica, tra incontri, musica, spettacoli, laboratori, bancarelle etiche e con i talk a fare il pienone. In platea tutte le generazioni possibili, insieme a ascoltare le voci di docenti, attiviste, scrittrici, blogger confrontarsi sulle risposte possibili di fronte alla marea nera dei nazionalismi e degli attacchi ai diritti civili, su come poter declinare di nuovo l’amore e far nascere altri modelli di relazione diversi, sui diversi tipi di privilegio con cui si scontrano le persone razzializzate.
Che gli sconfinamenti volessero portare anche lontano era evidente dal palco incorniciato da due grosse bandiere palestinesi, dall’appello reiterato a non distogliere lo sguardo e le parole da Gaza, dalla presenza fortemente voluta di tre donne delle diaspore contemporanee, originarie di Siria, Iran e Palestina. Proprio la cooperante palestinese Amal Khayal ha lanciato il suo messaggio: “Per aiutare Gaza dobbiamo alzare il livello e unirci costruire una posizione più forte, senza le divisioni che hanno portato a giugno a Roma tre manifestazioni diverse. Anche l’Italia è complice se siamo al secondo anno del genocidio. Non ci si lava la coscienza facendo venire qui 150 bambini feriti: si smetta di vendere armi a Israele”.
E se il Festival era alla sua terza edizione, “è stato il primo a essere davvero costruito come una Casa, come un’opera collettiva che mai come quest’anno è stata così partecipata, – commenta la presidente della Casa delle Donne di Parma Elisabetta Salvini – . Ciascuna ha fatto un pezzo: chi ha cucito le bandiere palestinesi, chi ha tenuto i contatti con artiste e ospiti, chi ha costruito i talk, chi si è occupata della logistica e chi delle relazioni per i banchetti etici. Anche in questo caso le presenze hanno superato i numeri precedenti ma soprattutto è stato molto significativo sentire che persone che non ci conoscevano abbiano respirato in modo così intenso il clima del festival, in un contagio politico e femminista”.
I messaggi più forti e duraturi che lascia ReSister! 2025? “Sconfinare e mettere insieme generazioni diverse ci ha obbligate a un ascolto non giudicante e a modalità diverse di fare attivismo. L’altra parola di cui facciamo tesoro è complicità, che va ben oltre l’alleanza. Il momento più sconfinante e deflagrante è stato prendere consapevolezza di quanto davvero il personale sia politico: chi stava sul palco ha saputo coniugare la riflessione teorica al proprio vissuto, è questo è arrivato moltissimo al pubblico. Allo stesso modo come ogni tavolo che abbiamo costruito è partito da qualcosa che avevamo vissuto e questo ne ha aumentato l’autorevolezza e il valore”.
scritto da Casa delle Donne Parma
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