Laura Boldrini: “senza consenso, è violenza”

Ospite a Ferrara in un incontro sul ddl stupri, la deputata ha espresso la sua indignazione per lo stravolgimento del testo che rappresenta un passo indietro nella lotta contro la violenza di genere: “una macabra farsa”


La deputata del Partito Democratico Laura Boldrini ha colto l’occasione di un evento pubblico a Ferrara, organizzato dall’associazione Donne Democratiche sotto il titolo “Senza consenso è violenza”, per rispondere con forza alle numerose “distor­sioni e notizie false che circolano sui social e sulla stampa di destra riguardo al ddl stupri”.

Foto credits Sandro Capatti

Secondo Boldrini: “molte affermazioni diventate virali non corrispondono alla realtà dei fatti e sono state usate per delegittimare un provvedimento che dovrebbe rafforzare la tutela delle donne vittime di violenza sessuale“.

NO FAKE NEWS

In particolare, ha smentito con decisione che il testo in discussione preveda un qualche tipo di “scritto” o modulo da firmare prima di un rapporto sessuale, così come l’idea che si voglia invertire l’onere della prova nei processi penali. “Queste narrazioni, ha detto, sono frutto di campagne di disinformazione diffuse soprattutto da alcuni media e categorie politiche”.

SÌ È SÌ

Durante l’incontro,  Boldrini ha ribadito l’importanza di mantenere nel diritto penale il concetto di consenso libero e attuale come criterio essenziale per definire la violenza sessuale, allineandosi alle normative già adottate in molti altri paesi europei.

Foto credits Sandro Capatti

Secondo la parlamentare, le modifiche recenti apportate al testo al Senato – che hanno eliminato la parola “consenso” per sostituirla con “dissenso” – rischiano di minare questo obiettivo e di costituire una battuta d’arresto per la tutela delle vittime. Ha definito tali modifiche, così come le narrazioni fuorvianti che le accompagnano, una “macabra farsa”.

Boldrini ha anche richiamato l’attenzione sul fatto che molte donne non denunciano le violenze subite, spesso per vergogna o paura di non essere credute, e ha sottolineato la necessità di un clima sociale che favorisca denuncia e sostegno alle vittime. 

 



Un momento dell’incontro, video di Sandro Capatti fotoreporter 

IL GOVERNO VOLTA LE SPALLE ALLE DONNE

Già nei giorni scorsi, la Boldrini aveva sollevato subito la questione sui social, richiamando anche l’accordo della Meloni con Elly Schlein :

Dalla legge sul consenso hanno tolto il consenso. Il testo proposto dalla senatrice Bongiorno non solo smonta radicalmente la legge approvata all’unanimità alla Camera dei deputati, ma segna un passo indietro incredibile nella tutela delle vittime di stupro.
Di consenso non si parla più. Non c’è più traccia né della parola né del concetto stesso. E inoltre si diminuisce la pena per chi commette uno stupro. Uno schiaffo in faccia a tutte le donne che non sono state credute nei tribunali perché non hanno potuto reagire alla violenza. Per quello che ci riguarda, meglio nessuna legge che questa legge.
Come ha fatto Giulia Bongiorno, avvocata di vittime di violenza sessuale, a voltare le spalle alle donne in questo modo? Valgono più gli ordini di scuderia, le opinioni delle penne più sessiste del giornalismo italiano, che il diritto delle vittime a essere credute e tutelate?
Come prima firmataria della proposta di legge del Pd, su cui si è costruito l’accordo tra maggioranza e opposizione, sono indignata per questo vergognoso voltafaccia tutto a scapito delle donne.
Che fine ha fatto la parola di Giorgia Meloni che su questa legge aveva stretto un accordo con Elly Schlein? E’ l’ennesimo sgambetto di Salvini o ha ceduto alle pressioni delle aree più retrive del suo elettorato tradendo le donne?” 

QUAL È IL PUNTO DELLA QUESTIONE?

Torniamo indietro e riepiloghiamo in sintesi cosa sta succedendo. 

La controversia nasce dalle modifiche proposte al testo del DDL stupri dalla senatrice Giulia Bongiorno (Lega), rispetto alla versione già approvata alla Camera.

Nella versione iniziale approvata alla Camera si definiva reato di violenza sessuale ogni atto sessuale “senza consenso libero e attuale”, in linea con gli standard internazionali (come la Convenzione di Istanbul).

Nel nuovo testo della commissione si è tolta la parola “consenso”, sostituendola con la nozione di “volontà contraria” o “dissenso” da valutare caso per caso.

La proposta di Bongiorno prevede anche: una pena di 4-10 anni di reclusione per il reato base, invece dei 6-12 anni previsti nel testo originario.

Rimangono 6-12 anni per i casi aggravati dove vi è violenza conclamata (violenza, minaccia, abuso di autorità).

Le modifiche hanno scatenato forti critiche da parte dell’opposizione e di molte associazioni che sostengono:

Si torni indietro rispetto a un principio fondamentale che riguarda anche la vittimizzazione secondaria. 

Passare dall’“assenza di consenso” a una valutazione del dissenso potrebbe rendere più difficile dimostrare i casi di violenza e indebolire la tutela delle vittime. La modifica terminologica rischia di aumentare i dubbi probatori nei processi e di spostare l’onere di dimostrare la violenza sulle vittime.

Nel processo penale, la differenza tra basare la violenza sessuale sull’assenza di consenso o sulla presenza di un dissenso è sostanziale: nel primo caso il giudice valuta se chi ha agito avesse motivo di ritenere che l’altra persona volesse davvero quel rapporto, nel secondo si cerca un rifiuto riconoscibile da parte della vittima. Il rischio è che, spostando l’attenzione dal consenso al dissenso, diventi più difficile dimostrare la violenza nei casi in cui la vittima è paralizzata dalla paura, sotto shock o incapace di reagire, riportando il processo a interrogarsi sul comportamento della persona offesa più che su quello di chi ha agito: perché non ha urlato? perché non è scappata? perché non ha reagito prima?

 

Articolo a cura di Rosaria Frisina, foto e video credits Sandro Capatti


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